“A ciascuno il suo”: il caso di Delfino Alciati

Nel 1911 la Scuola Borgogna di Vercelli aveva partecipato a Torino alla grande “Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro” e Delfino Alciati aveva presentato nella sezione di Oreficeria molte sue tavole e composizioni artistiche per l’insegnamento del disegno industriale, oltre ai modelli destinati a far cogliere agli allievi diversi  spunti dai vegetali e dagli animali. Nello spazio riservato ai lavori collettivi degli studenti si trovavano anche quelli che erano stati eseguiti sui disegni di Alciati e comprendevano la teca per l’avv. Francesco Borgogna, una custodia in argento cesellato e malachiti, un portacenere in argento cesellato e una cerniera per borsetta in argento cesellato, dorato e con granati. In particolare questa cerniera si presentava già inserita nella sua borsetta in stoffa, ricamata a punto Venezia dalle allieve della “Scuola di Merletti e lavori femminili”, una sezione che era stata aperta a Vercelli proprio dalla Scuola Borgogna nel 1907 e sin dall’inizio aveva avuto tra i suoi docenti lo stesso Alciati.

pizzi 3In realtà i ricami a mano rientravano nel gusto del tempo ed erano molto diffusi in ambito domestico, nei corredi e nell’abbigliamento alla moda per ogni età. Inoltre il ricamo scelto per la borsetta era uno dei temi sviluppati da Delfino Alciati nel libro che aveva composto e intitolato ” Disegni per tombolo, rinascimento e punto Venezia”, del quale si ha notizia in quanto aveva fatto parte della biblioteca specifica della sezione Merletti sin dalla sua costituzione. D’altra parte nella Mostra del 1911 erano stati esposti molti disegni di ricami moderni ideati da Alciati e utilizzati come modelli dalle allieve, che avevano eseguito diversi campioni e lavori, sotto la guida dell’insegnante di Ricamo, degni di essere presentati al pubblico. Tra queste prove si segnalavano, oltre alla borsetta con cerniera, un grande colletto in “soutache”, quel cordoncino utilizzato per le guarnizioni che oggi è tornato di attualità, una striscia al reticello, un ventaglio a punto Venezia e una scatola per gioielli a punto Burano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERANello stesso anno dell’ Esposizione torinese la bravura del prof. Alciati aveva avuto una conferma importante, in quanto l’editore Vallardi aveva pubblicato tra i manuali per le Scuole un suo testo, che aveva ottenuto buone recensioni sui giornali vercellesi e sulle riviste specializzate. Si trattava del libro ” La Scuola del Disegno applicato al ricamo a base geometrica”, che era formato da 50 tavole di disegni con 170 motivi. I soggetti erano molto vari tra loro, perché riguardavano lettere dell’alfabeto, stemmi, pizzi e vari ornamenti a mano libera, che erano però inseriti in uno schema di proporzioni geometriche. Il manuale era rivolto alle scuole nelle quali il disegno per il ricamo era materia di insegnamento, quindi alle Scuole professionali, tecniche, femminili e normali, ossia  magistrali. Il professore di disegno, che era stato così esperto e originale da essere riuscito a dare alle stampe i suoi libri per il ricamo ornamentale, aveva anche fatto nascere nel direttore del giornale “La Sesia” la speranza che si presentasse prima o poi l’occasione per lui di pubblicare un altro libro, ma questa volta di disegni per la filigrana, onorando così la tradizione di eccellenza delle ditte vercellesi in questa specialità.

Negli stessi anni nei quali aveva raggiunto il successo professionale e artistico, Delfino Alciati aveva  conosciuto anche un periodo particolarmente felice della sua vita privata, in quanto la moglie Angiolina  aveva dato alla luce una figlia, alla quale era stato imposto il nome di Gina.

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERAA questo felice avvenimento si aggiungeva un altro fatto che doveva risultare importante per lui e per la sua famiglia, dal momento che egli era riuscito a diventare proprietario di una casa di discrete dimensioni a Porta Milano, nel tratto di corso Libertà di poco successivo all’incrocio con via Felice Monaco, casa che corrisponde all’ attuale edificio con il  numero civico  274.

Non trascorreva però molto tempo da tutto questo, quando, dopo neppure un decennio di attività a Vercelli, una malattia inesorabile lo colpiva e lo portava alla morte nella sua casa a metà del mese di marzo del 1913 all’età di 44 anni, tra il dolore e il rimpianto di molti.

In particolare nei suoi allievi sarebbe rimasto a lungo un ottimo ricordo di colui che era stato un insegnante apprezzato, come testimoniava un’intervista rilasciata molti anni dopo da uno di loro, che era diventato nel frattempo un incisore noto in città. In effetti egli affermava di aver avuto, nel periodo durante il quale aveva frequentato la Scuola per orefici, i migliori professori di quel tempo, però a proposito proprio del suo insegnante di disegno diceva che era stato “nientemeno che Ambrogio Alciati”. Così ancora una volta la fama del cugino pittore gli aveva oscurato il nome, ma non aveva cancellato di certo la memoria delle sue qualità di artista.