Williams Harvey (1578 – 1657) e la circolazione sanguigna

In Inghilterra a Folkestone nel Kent il 1 aprile del 1578 nasce, da una famiglia benestante, primo di nove figli, William Harvey e a differenza dei suoi fratelli, che seguono le orme del padre Thomas in attività commerciali, William fin da giovane predilige gli studi, frequenta prima la King’s School di Canterbury poi a Canterbury consegue nel 1597 il titolo di Bachelor of Arts e successivamente si reca a Padova per seguire all’Università la Scuola di Medicina. Qui ha il privilegio di essere allievo del grande Girolamo Fabrici d’Acquapendente primo professore di chirurgia e che aveva ideato il famoso Teatro Anatomico per le dissezioni sui cadaveri (1594) e che proprio nel periodo in cui Harvey frequentava l’università patavina si occupava di valvole venose. Laureatosi il 25 aprile del 1602 torna aWilliam_Harvey-Foto Londra dove intraprende la attività di medico e ben presto raggiunge le più alte vette, per quei tempi, in questa professione. Nel 1607 è membro del Royal College of Physicans e nel 1615 ne diventa Lumleian Lecturer cioè professore con il compito di tenere cicli di lezioni sull’anatomia, la chirurgia, la fisiologia, incarico che mantenne e svolse fino al 1656 un anno prima della sua morte. Nel 1609 è medico presso l’Ospedale di San Bartolomeo e nel 1618 è nominato medico di corte durante il regno di Giacomo I, ma i legami con la famiglia reale si fanno più stretti con l’ascesa al trono di Carlo I e nel 1630 viene nominato medico del Re e nel 1639 diventa Senior tra i medici reali. Come medico personale ed uomo di fiducia segue il re Carlo I nei sui spostamenti e gli resta fedele durate la guerra civile questo gli costa il saccheggio della sua casa londinese con la distruzione dei suoi manoscritti e della sua biblioteca. Vedovo, si era sposato nel 1604 con Elisabeth Browne figlia di un noto medico di Londra, torna a vivere con i fratelli, muore il 3 giugno del 1657 e le sue spoglia sono custodite presso il Royal College of Physicians di Londra.

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Harvey stimolato già durante gli studi universitari e successivamente con le sue ricerche, osservazioni, esperimenti su gli animali, rivoluziona le conoscenze sulla circolazione del sangue. Ai suoi tempi la medicina si basava ancora sulle teorie del medico greco Galeno (129-201) e nonostante il contributo della scuola anatomica patavina, che aveva messo in evidenza alcune criticità ed apportato modifiche significative, l’impianto millenario della fisiologia galenica non era stato scalfito. Per Galeno il fegato è l’organo emopoietico per eccellenza perché trasforma il chilo proveniente dallo stomaco e dall’intestino in sangue che attraverso le vene cave è distribuito in tutto il corpo dove viene assorbito e consumato da vari organi come nutrimento. Il sangue che la vena cava ascendente versa nell’orecchietta destra del cuore in parte si riversa nei polmoni, tramite ventricolo destro, per nutrirli, in parte attraverso pori invisibili del setto intraventricolare passa nel ventricolo sinistro (il vero cuore per Galeno) e qui si trasforma in sangue arterioso per la presenza di aria proveniente dai polmoni e attraverso le arterie raggiunge tutte le parti del corpo per alimentarle. Nel sistema cardio-vascolare galenico non era contemplata nessuna circolazione chiusa del sangue ma due circolazioni parallele venosa ed arteriosa entrambe centrifughe rispetto ai loro centri di propagazione: il fegato ed il ventricolo sinistro del cuore e tali strutture permettevano la diffusione del sangue alla periferia del corpo dove veniva consumato in continuazione dai vari organi e nuovamente sostituito da altro sangue prodotto dal fegato.

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Di fronte a questa concezione proporre che il sangue avesse un moto circolare per impulso fornitogli dal cuore in modo che la sua massa mantenesse inalterata la sua natura e con un percorso ciclico ritornasse al suo centro propulsivo cioè il cuore era certo un’idea rivoluzionaria, un atto coraggioso ed Williams Harvey ne era ben consapevole tant’è che nell’ottavo capitolo della sua monografia sulla circolazione del sangue si rende conto che sono argomenti « del tutto nuovi ed insoliti al punto da farmi ora temere invece, non la malevolenza di qualcuno soltanto, ma l’odio addirittura di tutti…» e si cautela dedicando l’opera al re Carlo I, dimostrando l’interesse del sovrano ai suoi esperimenti, e ai membri del Collegio dei medici di Londra cioè ai più autorevoli esperti del suo paese, testimoni dei suoi esperimenti.

” Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus ” è titolata l’opera in cui Harvey presenta la sua teoria sconvolgente e dove, come indica il titolo, sono riportati i risultati delle sue esercitazioni anatomiche condotte su diverse specie animali per esaminare il moto del cuore e del sangue. Pubblicato nel 1628 a Francoforte su Meno il trattato è composto da due parti forse scritte in tempi diversi nella prima Harvey affronta il moto del cuore descrivendo:

l’azione dei ventricoli e da pari dignità al ventricolo destro e sinistro;

la  funzione delle orecchiette e la pulsione delle arterie sottolineando che è nella sistole il  vero movimento del cuore e non nella diastole come sosteneva diastole come sosteneva  Galeno;

la contrazione del cuore da un impulso fisico – meccanico al sangue che dilata le arterie al suo passaggio ribaltando l’idea galenica secondo cui le arterie si riempivano di sangue perché dilatate da una forza vitale.

Sebbene altri studiosi Michele Serveto (1511-1533), Realdo Colombo(cr. 1516 -1559 ) avessero, prima di lui, discusso sul transito del sangue nei polmoni, Harvey, però, dimostra chiaramente per la prima volta l’esistenza della piccola circolazione distinta dalla grande circolazione.

La seconda parte è dedicata alla circolazione del sangue che il medico inglese documenta attraverso diverse prove ed esperimenti. In primis calcolando la quantità di sangue che parte dal cuore nell’unità di tempo dimostra che è di gran lunga superiore alla quantità necessaria alla nutrizione del corpo e a quella che il fegato potrebbe produrre dalla trasformazione del cibo, come asseriva la medicina galenica. Con le legature vascolari mette in luce che il sangue ritorna al cuore attraverso il sistema venoso ed identifica la vera funzione delle valvole delle vene cioè di impedire il riflusso del sangue verso la periferia del corpo superando così il suo maestro Fabrici d’Acquapendente che ne aveva scoperto l’esistenza, ma non ne aveva capito la corretta funzione.

Con esperimenti e dimostrazioni sul transito polmonare del sangue, sul suo fluire dal cuore alla periferia attraverso le arterie e infine attraverso le vene dalla periferia al cuore Harvey può asserire che « il sangue negli esseri viventi si muove in un circuito secondo un tragitto circolare e si trova in un movimento continuo; e che questa è l’azione o funzione del cuore che esso compie pulsando; che moto e pulsazione del cuore ne costituiscono del tutto l’unica cagione ».

Naturalmente è stato necessario il contributo di altri scienziati per una definitiva e completata dimostrazione della circolazione del sangue, ma è innegabile che gli studi di Harvey sono stati decisivi e fondamentali per mettere in crisi la fisiologia galenica fino allora imperante e il 1628 è l’anno in cui nella scienza medica si gettano le basi di una nuova fisiologia fondata su basi scientifiche.

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